CHI SIAMO

La parola beat racchiude una serie di significative esperienze: battito, ritmo, colpo, confusione, ribellione.

Le città non hanno bisogno di conformarsi alle altre, i cittadini hanno bisogno di conformarsi a se stessi proprio come accadde ai beats, un gruppo di scrittori del 1950 che, rifiutando le norme imposte e il materialismo che la società del II dopoguerra imponeva, aveva creato uno spazio proprio, mentale, dove rifugiarsi.

“Aiuteremo a modificare le leggi che governano i cosiddetti paesi civili di oggi: leggi che hanno coperto la terra di polizia segreta, campi di concentramento, oppressione, schiavitù, guerra e morte”

disquisiva Allen Ginsberg, creatore dell’opera manifesto del genere “URLO”.

I giovani di allora, un po’ come quelli di adesso, vivevano un senso di distacco dalla realtà dei predecessori e quindi dei loro genitori. La mancanza di una propria cultura, la perdita di speranza, il fatto di dover ripiegare su qualcosa per cui essi non avevano dovuto contribuire affatto aggravava questa situazione. Completamente saturi della società che vivono, delle regole, dei tabù, i beat vogliono scappare, viaggiare, far l’autostop fino a dove possono arrivare, ma non per un senso di fuga dalle responsabilità, ma per trovarsi da soli nuove regole e stili di vita. C’era e c’è bisogno di creare “qualcosa di nuovo, di strano, di vivo. Qualcosa che reclama il diritto di dare al paese la sua ultima possibilità di salvezza” (cit. Jerry Hopkins). Questo qualcosa tramuterà l’amore del bene comune in uno straordinario e incredibile legame: l’amicizia. La gente, i ragazzi, le famiglie, tutti vorranno essere beat!

Non ci sarà omologazione ognuno potrà essere quello che vuole essere. Tutti potranno scegliere di essere senza riserve, senza tabù. Abbiamo bisogno di essere incoraggiati alla franchezza che stimola la libertà e che allarga l’area della coscienza.

Questo è quello che noi vogliamo! Vogliamo beat!